E anche questa volta ho dato tutto, anche ciò che non avevo.
E adesso, da un po', sono un guscio di noce vuoto e in pezzi, rimasto sulla tavola.
E ho voglia di piangere, ma da quando il mio vecchio è andato, non ho più lacrime: le ho versate tutte.
Eppure ne vorrei oggi, anche solo un po’.
Da troppo tempo corro sull’orlo del baratro sotto i proiettili di una fortuna ostinata: sento l’affanno, la fatica, il passo incerto.
Cercavo la vertigine sull’abisso, ora non più, ho solo nausea di me, e freddo.
Non ricordo nemmeno più cosa inseguivo, aveva a che fare coi sogni, ma sono troppo stanco e avvilito, il sole non basta più a rendermi nitido lo sguardo, la tristezza è una cataratta, e peggiora.
C’è qualcosa di sbagliato, una particella del mio essere, pochi grammi, ventuno dicono. Vorrei mondare la mia anima sporca o non vederla, forse per questo per te ci sono sempre.
Da troppo tempo mi rifugio nella vita degli altri, cerco la sofferenza e accanto a loro sto, per non sentire la mia, ma so di essere empatico e le tue ferite mi fanno sanguinare.
Raccolgo con un dito briciole di un gheriglio: è rimasto qualcosa anche per me, alla fine.
Basterà per ricominciare.

Foto: broken, bonebag©2010
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