giu192010

Sono tornato (era: A due passi dal cielo)

Published by bonebag at 10.11 under Me

“Linea gialla, stazione di Rogoredo, da giovedì sarà la mia nuova fermata della Metro.

Trasloco, ho preso casa proprio dietro il palazzone di SKY, lontano dal rumore, dallo smog  e dall’inquinamento, anche umano di Piazzale Loreto.

È la mia nuova casa, un grazioso bilocale ampio e luminoso, con un bel terrazzino per cenare insieme gli amici in queste sere d’estate, un grande soggiorno per giocare con la Wii quando piove, un gran letto matrimoniale per… bè, chiaro no?

Un cortile pieno di bambini, vicini giovani, famiglie, un soffio di speranza per il futuro.

E un box.

Per ora è vuoto, ma c’è una ducati che aspetta…

E un nuovo lavoro, tante difficoltà da superare, ma molto entusiasmo, non sono solo in questa avventura, Sonia mi accompagna in questo viaggio”

 

E invece no.

Questo qua sopra era il post che ho scritto due settimane fa, quando abbiamo firmato il contratto per la nostra nuova casa. La casa in cui io e Sonia ,la mia compagna, saremmo andati ad abitare con molti sogni e speranze. Stavo per pubblicarlo ma, ci sono stati dei problemi alla consegna delle chiavi: l’agenzia ci ha truffati, firmando anche con altre due coppie: niente chiavi quindi e niente casa, e naturalmente niente post.

In queste ultime settimane sono successe un bel po’ di cose spiacevoli che sembrano uscite da un manuale sulla sfiga, non sto a raccontarle, sono  troppe.

Così abbiamo ricominciato a cercare, sempre fissati con Rogoredo: la stazione ferroviaria, la metro gialla che ci sarebbe stata così comoda, la tangenziale e l’aeroporto a due passi, il verde e l’ambiente giovane e rilassato, cielo pulito, aria.


Tra le ultime che abbiamo visto ce n’è due a Santa Giulia in via Cassinari. La prima al numero 12, è un bilocale d’angolo al secondo piano, la replica speculare di una casa al numero 8 in cui si era trasferita tempo fa una persona che conoscevo e mentre passavo sulla promenade che solo un anno fa era un cantiere, ho guardato in alto: su quel terrazzino d’angolo non ho visto la piantina di fico d’India che avevo portato in regalo dalla Sardegna, è passato molto tempo si sarà seccata.

Nello stesso palazzo ma al sesto piano abbiamo visto un altro appartamento veramente carino, con parquet e terrazza panoramica, più grande e meglio rifinito, ci stiamo pensando.

Intanto ho ricominciato a scrivere, piano piano, un passo alla volta, tutto si aggiusta. Sfiga permettendo.



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apr232010

Desaparecidos

Published by bonebag at 15.53 under Me

Ogni tanto mi ricordo che blog in sostanza vuole diario, e sebbene   Cronache dall'età Tecnozooica   non sia propriamente questo, capitano dei fatti curiosi che mi fa piacere condividere.

 

Da circa un anno ho inserito il mio profilo professionale su  Linked in,  per chi non lo sapesse è un social network simile a  facebook  ma orientato alle professioni.

 

Ho subito mandato in giro una serie di richieste di contatto a quelli che allora erano i miei colleghi e via via ad altre persone che man mano ho conosciuto, molto pochi in verità.

 

Alcuni dei colleghi hanno risposto subito, altri no. Per esempio uno di loro non si è mai fatto vivo, nonostante avessimo un ottimo rapporto professionale e reciproca stima. 

 

Tra quelli che non si sono mai fatti vivi nonostante l'invito, anche una collega che al tempo era anche una strettissima e fidatissima amica con la quale condividevo praticamente tutto.

 

Ma le vicende della vita a volte sono strane e sebbene non abbiamo mai litigato, ci siamo allontanati; è cambiata la cerchia di amici e delle frequentazioni, tanto da non avere più ormai alcun rapporto: non è più nel mio blogroll ne io nel suo, non ci facciamo gli auguri per Natale o per Pasqua, non siamo più amici su facebook pur avendo alcuni in comune.

Sappiamo entrambi  di essere ancora vivi, ma abitiamo entrambi a Milano e non ci vediamo ne sentiamo da mesi.

 

Due giorni fa a sorpresa mi arriva la mail da  Linked in  per avvisarmi che lei ha accettato di entrare nella mia rete di contatti: che dire?

 

"Grazie! Spero che tu stia bene e che sia tutto a posto."

 

Quanto a quell'altro invece che ancora è disperso, pazienza: non mi sembra il caso di chiamare chi l'ha visto.

 

Listening to: Desaparecido, Manu Chao 

 

Per chi fosse interessato, il mio profilo si trova qui:



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apr152010

Safari

Published by bonebag at 18.11 under Storie

 

Le occasioni di gioco non mancano quando due menti frizzanti si incontrano, e se c’è intesa, basta poco per far muovere la serata in direzioni inaspettate.

Capitano anche serate tranquille, in cui seduzione è dormire.

Non ieri sera però. 

 

Qui a Milano ci sono locali per tutti i gusti: per aperitivi in piedi in mezzo alla folla e posti tranquilli, da conversazione oppure, locali di tendenza, alternativi, di ampie vedute, in una parola friendly.

 

Verbatim non era solito frequentare certi posti per una certa antipatia e vecchia ruggine nei confronti dell'ambiente, ma d’altra parte non si poteva negare che fossero bei locali, con un buon aperitivo e musica ben selezionata.

Per questo motivo aveva pensato al GLounge in Via Larga, locale storico su due piani stupendamente arredato e con una playlist di prim’ordine, ma poi per motivi di parcheggio alla fine avevano optato per il Siddharta di fronte all’Arena Civica di Parco Sempione. 

 

Ad aprile non fa ancora abbastanza caldo per accomodarsi fuori, meglio la saletta a destra oltre il buffet, dove ampi divani in pelle consentono di stare quasi sdraiati e sorseggiare comodamente il drink.

 

Lui molto sportivo, indossava una giacca sfoderata scura a rigatino una maglietta in cotone elasticizzato nero e jeans sdruciti naturali, cioè vecchi, un paio di All Stars alte, bianche. Tutto molto easy che lasciava una impressione piacevolmente casual ma studiata.

La barba di un paio di giorni ne faceva lievitare un pochino l’età così da smorzare quell’aria da trentacinquenne che sulla soglia dei quarantuno gli sembrava quasi ridicola.

Va detto comunque, che questo provocava commenti invidiosi da parte dei coetanei e di sorpresa mista a curiosità da parte delle donne più o meno giovani che frequentava. 

 

Deborah aveva dichiarato che ci avrebbe messo un po’, causa prolungarsi dei lavori di restauro, in pratica ci ha messo un sacco a scegliere i vestiti e poi a truccarsi, alla fine aveva optato per un total black con punte di rosso qua e la. Sostanzialmente la prima cosa che aveva pensato, solo dopo due ore di prove allo specchio.

 

Indossava scarpe nere di verince, decollete aperte con un piccolo fiocco nero, suola e tacco rosso da tredici senza plateau, calze in seta nera, gonna (nera) un palmo sopra il ginocchio con spacco posteriore piuttosto alto, giacchino sagomato anch'esso nero che seguiva le linee della guepiere a vista sotto la giacca abbottonata bassa, fantasmino in Swarovski e piccoli orecchini di Bulgari in oro e smalto nero; il rossetto, un gloss molto spesso era rosso acceso come i tacchi.

 

Forse erano passati meno di cinque minuti quando davanti al loro divanetto è arrivata una coppia carina ma tutto sommato poco assortita.

 

Lui con l’aria di un professionista brillante, ma un po’ stressato dal lavoro, sulla cinquantina, capelli lunghetti sale e pepe, pochi, aspetto sicuro e in fondo piacevole. Un po’ scontato e fuori posto il Rolex, con quell'abito scuro sartoriale e i gemelli d'oro sarebbe stato meglio un Omega dal taglio classico o un Eberhard piuttosto che un Submariner in acciaio con ghiera bicolore, belle le scarpe: Santoni Ingegneur, un tocco giovanile che non guasta.

 

Lei invece molto più giovane, forse sui trent’anni ed evidentemente di livello diverso, sfoggiava molta roba luccicante ma di poco valore, una manicure troppo perfetta per una che lavora e scarpe che non potevano essere che il regalo di un generoso ammiratore poichè da sole valevano  quanto tutto il resto, il vestito poi era uno straccetto Zara forse o H&M, in ogni caso roba fatta in serie e venduta un tanto al chilo.

 

Quello che colpiva era però l’effetto di insieme, sembrava che non ci fosse conversazione e che entrambi fossero capitati li per far passare il tempo prima di andare a cena e poi in Hotel. 

Si perché lui era evidentemente sposato e almeno due volte si è intravista la fede al dito mentre sollevava il blackberry aziendale per chiamare a casa. Le solite storie: che avrebbe fatto tardi, che ancora non era rientrato in città e forse si sarebbe fermato per la notte.

 

Ed è stato proprio in quel momento che il suo sguardo si è posato su di lei, catturato da quelle scarpe rosse e nere, da quelle gambe così ben tornite in una donna poco più giovane di lui e molto meno della sua accompagnatrice.

 

Forse è stato al secondo sguardo che ha notato il pizzo della calza, che la posizione troppo comoda del divanetto aveva scoperto insieme alla parte alta della coscia.

 

Ed è così che il suo sguardo si è poi allungato fino al decollete, di gran lunga più generoso di quello della sua pur giovane e graziosa amica.

 

Deborah se ne è accorta e con lei il suo complice, anzi, fin da quando i loro vicini si sono accomodati hanno iniziato a studiarli con una certa curiosità.

 

Ha guardato per un attimo l’amico e si è mossa per andare verso il buffet, nell’alzarsi ha buttato l’occhio sullo specchio a parete per vedere se dal distinto cinquantenne di fronte a lei ci fossero reazioni.

Ovviamente si.

 

Nel suo incedere ciondolante a causa dei tacchi, sia Verbatim che l’altro uomo l'hanno osservata per un attimo, forse qualcosa in più.

 

Ma d’altra parte anche la ragazza luccicante si guardava attorno con la scusa di sistemare il rossetto. Verbatim vedeva nitidamente il suo occhio chiaro comparire nello specchio da borsetta come uscisse da uno schermo televisivo.

Mentre l'amico era distratto dai tacchi rossi la fissava, sorridendo e accennando un piccolo movimento col bicchiere.

 

Deborah torna con il suo piatto misto di insalata russa, patate in forno, salumi, insalata di farro, formaggi vari e si accomoda. Finita la parentesi alimentare riprende a chiacchierare con il suo complice, non senza verificare ogni tanto se l’uomo di fronte a lei insiste, anzi è proprio di questo che parla con Verbatim, che sorride e ogni tanto lancia sguardi alla giovane.

 

Deborah sapeva che l’uomo non le avrebbe staccato gli occhi di dosso, per questo prima di passare al buffet ha fatto una capatina in bagno molto rapida per compiere una operazione il cui esito mostra al suo amico aprendo la borsetta: si è tolta gli slip.

 

Svuotato il piattino si allunga verso il tavolo per posarlo e smette di accavallare le gambe. 

Prima di unirle e piegarle di lato, per uno o due secondi che sembrano grande cinema, l’uomo di fronte a lei intuisce, crede di vedere qualcosa.

Ma è solo al sorriso di lei, per nulla infastidita da tutta quella attenzione, che capisce di non essersi sbagliato.

 

Un cenno di intesa a Verbatim e Deborah si avvia verso la toilette con calma e leggerezza, giusto per rifarsi un po’ il trucco; stanno per andare via e lui la aspetterà fuori fumando una sigaretta.

 

L’uomo accenna qualcosa all’amica e si dirige in bagno, mentre Verbatim lasciata una mancia sul tavolo prende con se un bigliettino del locale, e scarabocchia qualcosa. 

Si alza e si avvia verso l’uscita con una sigaretta in mano, si ferma un attimo e avvicinatosi alla ragazza le porge il biglietto dicendo che deve esserle caduto… .

 

Qualche minuto dopo mentre contempla il traffico dall’ingresso del locale, arriva l'sms.

 

Deborah incrocia l’uomo mentre sta per uscire dal bagno e non fa nulla per evitare l’urto.

Lui le sussura qualcosa all’orecchio, lei ride, poi gli afferra la mano sinistra e la tira a se infilandola tra le cosce per poi bloccarla a soli due centimetri dal miele.

Con l’altra raggiunge la zip dei pantaloni, infila la mano e sente quanto lui la desidera. 

Dispone le dita a coppa adagiandole appena sotto tra le cosce di lui, quasi una carezza immobile. 

Sente attraverso il cotone dello slip il suo calore, è questione di attimi e arriva l'orgasmo, imprevisto e senza controllo: l’umidità attraversa il tessuto, riscaldandole il palmo della mano. 

Lei la ritira, chiude la zip e portata la mano al viso la annusa.

Da un bacio sul collo all’uomo che visibilmente imbarazzato in due secondi ha perso tutta la sua sicurezza e gli sussura all'orecchio: [I]"grazie"[/I] ed esce.

Verbatim è fuori che l’aspetta: "fatto?" Le chiede

"Sì fatto, e tu?"

"Sì. Lei mi ha appena mandato un sms, passiamo a prenderla tra mezz’ora, gli dirà che non si sente bene e vuole tornare a casa."

 

Anche questa volta i leoni hanno corso più veloci delle gazzelle.


 



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mar122010

Magda

Published by bonebag at 1.01 under Storie

Magda è soprappensiero mentre appoggia il piede destro, sì quello malandato, sulla striscia bianca dell’attraversamento pedonale.

“Ultimamente le cose non vanno bene, no, non vanno proprio bene”  pensa un po’ affannata mentre scuote la testa. La gamba dell’incidente ha ripreso a fare male e la caviglia si è nuovamente gonfiata, ad ogni passo ha come la sensazione che finirà per terra, tirandosi dietro il carrellino con la spesa appena fatta.

Magda ripensa a Teresa, la sua vicina; usciva dall’ufficio postale di Via Andrea Doria e quando stava per attraversare Corso Buenos Aires un ragazzo l’ha strattonata e si è portato via la sua borsa. Per fortuna la pensione no, non c’era, Teresa aveva infilato i soldi nel cappotto, ma cadendo si è rotta un polso ed ha battuto il viso sull’asfalto, un paio di svenimenti ieri hanno fatto temere qualcosa di peggio ma grazie al Cielo è solo l’effetto dello spavento.

Magda sa che in realtà anche il suo incidente era stato un tentativo di scippo, ma non ha detto nulla, non voleva che Silvia, sua figlia si spaventasse. Questa sera Silvia le lascia Matteo, lo porta a casa dall’asilo e lo parcheggia dalla nonna ogni lunedì: da quando ha iniziato a vedersi con un nuovo amico il lunedì è serata di cinema. Non vuole bruciare le tappe e per ora una sera al cinema o una pizza possono andare bene. Certo, si sono visti anche in un motel un paio di volte, ma per ora di entrare a casa non si parla e lui sembra accettare la cosa senza storie, anzi ne sembra contento.

Magda sente appena il suono della moto che le sta per arrivare addosso, ha attraversato che era ancora rosso e non ha fatto caso, immersa com’è in pensieri poco allegri, che arrivava qualcuno  così di fretta.  La moto si ferma, una frenata decisa ma morbida, vede il faro abbassarsi un po’ e quasi rimbalzare  verso l‘alto quando la ruota è li bloccata a un metro da lei, lo intuisce, lo vede con la coda dell’occhio.

Magda solleva lo sguardo innanzi a se, il semaforo è ancora rosso, le viene un brivido, si volta verso il motociclista e lo osserva per pochi secondi lasciandogli un sorriso un po’ imbarazzato, come chi sa di aver fatto una fesseria e un grazie sottovoce, come chi sa di averla scampata per un pelo. Gli occhi dell’uomo si illuminano un attimo, Magda non vede il volto coperto dal casco, ma vede quegli occhi che le sorridono, come se avessero capito che con tutti i pensieri che può avere una nonna a volte finisce per dimenticare se stessa.

Magda riprende a camminare, intanto scatta il verde e mentre raggiunge la sicurezza del marciapiede. Un curioso rumore come di ferraglia risuona alle sue spalle ed un borbottio basso e cupo in attesa, poi d’improvviso il frin frin cessa e si sente il rombo del motore che copre ogni cosa, lo osserva ancora per un attimo mentre si allontana e sprofondando la testa tra le spalle, con lo sguardo basso gira l’angolo e raggiunge il portone di casa.

Magda entra, chiude diligentemente la porta, dà un secondo giro di chiave e la lascia nella toppa:

"non si sa mai"

ripete sempre dal giorno dell’incidente. Sua figlia non vuole che lei si chiuda dentro in quel modo, se le succedesse qualcosa bisognerebbe chiamare i pompieri, ma lei non sente ragioni . Dal portoncino del piano rialzato dove abitano Rossella la giovane professoressa sua vicina si sente un po’ di trambusto e delle urla,

“strano” pensa “è la prima volta che li sento litigare”.

Magda estrae dal trolley il portafoglio, lo apre un attimo per controllare che ci sia tutto, oggi ha usato i soldi della social card, praticamente tutti, rigira tra le dita quel pezzo di plastica e d’istinto solleva lo sguardo verso la credenza, c’è una foto, una vecchia foto dai Salesiani a Sant’Ambrogio, un foto della prima liceo.

"Quanto tempo è passato!" sospira pensando a quanto a volte sia difficile riconoscere le persone dopo tanti anni. C’è un ragazzo nella foto, sta in piedi accanto a lei e sorride mentre fa le corna al ragazzo che posa davanti a lui. Certo che ne ha fatto di strada da allora e ricorda per una attimo di averlo visto da poco in una foto simile con tutti i grandi capi di stato e lui, che anche li sorride e fa le corna a qualcuno.

“Ma alla fine hai pensato anche noi” continua a ripetersi, “certo quaranta euro al mese non sono tanti, ci faccio una spesa, ma è il gesto che conta, il gesto…”

Magda si ricorda allora che deve fare una cosa, è importante, ha preso un appuntamento per una visita specialistica: una scintigrafia miocardica, le hanno riscontrato una piccola alterazione alla valvola mitralica e c’è una lista d’attesa: quattro mesi, quindi meglio segnarlo sul calendario, la memoria non è più quella di un tempo.

Una mattina, sono passati due mesi e mezzo da quando Magda ha segnato quell’appuntamento susl calendario, squilla il telefono, risponde Silvia,

“Buongiorno chiamo dal reparto di Cardiologia e Emodinamica vorrei parlare con la signora Magda”

“Può dire a me sono la figlia”

“è per la scintigrafia, si è liberato un posto ed il professore dice che la possiamo anticipare alla settimana prossima, martedì alle 11”

“La ringrazio, ma non c’è più bisogno, mia madre è mancata la settimana scorsa”

e riattacca. Una lacrima, più di rabbia che di dolore si spiaccica sul pavimento.

 

Al funerale c’erano molti ex compagni di classe ma lui il ragazzo con il sorriso non c’era, ha mandato un biglietto però, e delle rose.

Silvia cortesemente ha risposto e ringraziato. La vita va avanti, nonostante tutto.



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feb252010

Leaving Milan (Via da Milano)

Published by bonebag at 15.52 under Me

"Vado via per un po’."

 

Sto sistemando le mie cose e alcuni oggetti e libri sullo scaffale mi raccontano di due anni straordinari in una città tanto amata.

 

"Un po', ok, ma quanto?"

 

Sarà un salto nel buio, tra cose che detesto e affetti antichi, ma è solo uno scalo temporaneo.

 

“Qui non c’è più nulla per me.”

 

Non è vero, sono un maledetto bugiardo, qui c’è tanto e soffrirò tanto non potendolo portare con me.

Bisogna fare delle scelte, e comunque arriva un momento che scelte non ce ne sono più, rimane solo l’inevitabile.

Amarissimo andare via, ancor più il non aver chiuso certi conti, ma anche questa non è stata una scelta, non mia almeno.

 

"Tornerai?"

 

 

 

Foto: poche cose, ricordi - bonebag©2010



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