“Sono un gran bugiardo, ed ho avuto un gran maestro in questo, il migliore”.
“Ti ringrazio, sei molto gentile, e davvero sei stato un buon allievo, il migliore, mio giovane padawan” strizzo l’occhio, ed è così che qualche sera fa seduti davanti a un vodka redbull e un mojito in Sempione, Massimo inizia a raccontarmi la sua storia.
“Solo che stavolta ho esagerato. Sai quel sito che frequento? Avevo conosciuto un donna, be’ non una sola, ma questa era speciale. Ci siamo sentiti la prima volta qualche mese fa, era simpatica e abbiamo continuato solo a sentirci per un paio di mesi,poi abbiamo deciso di incontrarci, lavoravo ancora in centro e anche lei lavora in zona,così ci siamo dati un appuntamento alle colonne, c’è un posto li dove fanno un mojito dignitoso”
È rilassato Massimo e continua a raccontare di come appena arrivato, si presenta un intoppo: una sua collega è seduta al tavolino, quasi di fronte all’ingresso, e lui non può passare inosservato, ma non si vuole nemmeno nascondere visto che sta aspettando la sua amica segreta. Una vibrazione, si ferma un attimo ed estrae il cellulare: un messaggio.
“dove sei? Io sono seduta qui al tavolino che aspetto”
Un lampo gli attraversa la mente, ma lo scaccia subito,
”ok” pensa “la chiamo”.
Davanti a lui un cellulare squilla e la donna seduta risponde, alza lo sguardo si volta. E come se tutto il mondo fosse sparito in quell’istante sono uno di fronte all’altra, soli, con il telefono in mano e si guardano. Non si erano mai sentiti prima, ma le voci sono familiari: lei, fenice66 è Giovanna, la sua collega, impegnata e un poco più grande di lui. Due secondi di silenzio, poi uno sguardo malizioso e alla fine una gran risata, inevitabile. Il discorso cade sul fatto che sono colleghi, che tutti i giorni lavorano assieme, non solo, che da qualche tempo si ritrovano spesso a mangiare assieme in quel bar all’angolo frequentato da metà dell’azienda.
E inevitabilmente finiscono per vedersi, di nascosto però, lei non vuole che si sappia, smettono di pranzare assieme, in ufficio i rapporti si riducono all’essenziale, quasi si ignorano, ma sempre più spesso lui resta da lei la sera, quando il suo compagno è fuori per lavoro.
Ha fatto di tutto per tenere nascosta questa storia, tutto perfetto tutto liscio, almeno fino ad un certo punto. Nessuno aveva notato la tresca con Giovanna ma solo perché le chiacchiere si sprecavano per un’altra collega, Matilde, giovane carina e spumeggiante di cui Massimo era nel frattempo diventato una specie di confidente, nulla di che sparlare ma passavano molto tempo assieme. In realtà Matilde gli piace, non è solo simpatica e carina, ma maliziosa quanto e più di lui, si capiscono al volo senza nemmeno parlare, insomma Massimo un pensierino ce lo fa.
Ma continua a vedere Giovanna, che inizia a esserne infastidita, nessuno sa di loro e teme che qualcosa stia cambiando, vederlo tutti i giorni flirtare con Matilde, andare a pranzo con lei, sapere che a volte si vedono anche fuori la rende irritabile e insofferente. Massimo inizia ad intuire che ha tirato troppo la corda, non è possibile oramai raccontare tutto, Matilde non sa nulla e a lui piace, ma è andato troppo in la, in ufficio la gente mormora e la situazione è pesante. Matilde per di più ricambia la simpatia, sa che massimo non è uno stinco di santo e che vede altre donne, sa della community che lui frequenta, ma non sa di Giovanna e sebbene non sia successo nulla tra loro, sembra quasi che faccia di tutto per vederlo, sia in ufficio sia fuori.
Arriva l’estate, scade il contratto e Massimo lascia l’azienda, si rende conto che così non può andare avanti, non deve più nascondersi, ma il gioco non lo attira più e poi alla fine dei conti non ha nulla in mano. Per Giovanna è solo un passatempo, non è certo l’uomo della sua vita e poi lei una vita ce l’ha già, con un altro. E Matilde non è adatta a lui, non è interessata forse e comunque non capirebbe il suo modo di vivere, ne potrebbe accettarlo, a lui piace, ma ci sono troppi lati oscuri in lei che lo tengono lontano e in fondo ora che va via ha altri pensieri per la testa.
Per una strana serie di malintesi ed incomprensioni finisce per non vederle più. Giovanna si è stufata e lui le ha lasciato credere di esserne afflitto, un’ultima inevitabile bugia per un ego fragile e vendicativo, Matilde si è pian piano allontanata e lui l’ha lasciata scivolare come sabbia tra le dita, semplicemente , senza un litigi ne spiegazioni, non si sono più visti.
Ma questa storia lo ha fiaccato, “la fiamma della candela che arde con il doppio della luce brilla per metà tempo” ricorda di averlo sentito in un film, uno dei suoi preferiti, non può fare a meno di pensare come sarebbe stato facile scottarsi con quella fiamma mentre il treno da Bologna rallenta e si ferma.
Negli occhi lo sguardo di Marisa, in testa il suo profumo, vedersi solo per un week end: troppo poco. Sul sedile accanto c’è un pacchetto, è Natale, Massimo scende in banchina, Diana lo sta aspettando, si abbracciano, si baciano.
“È da parte di Marisa” sussura Massimo “è per te”.
Diana sorride, “Ringraziala, dalle un bacio da parte mia, è sempre così gentile”
Lui la prende sottobraccio e sia avviano all’uscita, niente bugie, non più, cammina leggero, soddisfatto di se.
“Scrivila” gli dico “è una bella storia”
“Scrivila tu, se il mio maestro in fondo”.
Be’ eccola.
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