Domenica mattina sono sbarcato in Sardegna, sono stato via qualche mese e non volevo tornare, troppi ricordi che voglio dimenticare.
Faccio vita rilassata, barba lunga, sole, mare, birretta al bar con quei pochi amici che non mi chiedono di parlare più del necessario.
Vita mondana ridotta, non mi sono fatto vedere in giro, come per i banditi di un tempo, solo pochi sanno "qui so in bidda1".
Con questa barba di tre giorni, la faccia cotta dal sole, gli occhiali scuri, sembro proprio un latitante, il mio rifugio è la spiaggia.
La mia piccola spiaggia.
E' un luogo recondito, appartato, lontano dal clamore, ci sono io, il mare e altri reietti come me.
Apprezzo molto il loro essere discreti, i loro silenzi; ci vediamo da anni, non abbiamo parlato quasi mai, un saluto, un breve cenno è sufficiente, di più sarebbe troppo.
Il sole mi ricarica, mi lascio accarezzare dalle mani esperte delle mie onde, ascolto quello che il mare ha da dirmi.
Uno di questi giorni indosserò la muta e mi immergerò, tornerò primitivo, cacciatore.
Il mio mare mi attraversa, mi parla, mi dà consiglio, quando sono nel suo grembo non c'è dolore, solo luce azzurra e suoni ovattatti, e il battitto del mio cuore che rallenta con la profondità, cha va al ritmo della risacca.
Non c'è nessun altro con me, ma non sono solo.

Foto: Punta Bados Olbia bonebag©2009
Vorrei poterlo condividere a volte, ma non sono capace di trovare le parole, una presenza silenziosa qui accanto sarebbe sufficiente, se guardasse e sentisse con lo stupore di un bambino.
- Che sono in paese
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