ago032009

Occhi di gatto

Published by bonebag at 13.18 under Donne

Da qualche tempo c’è una presenza nella mia vita, un po’ effimera e sfuggente ma abbastanza costante.

Un giorno stavo tranquillo al PC in giardino e fumavo una Camel quando, sollevati gli occhi e mi sono trovato davanti un gatto, non sembrava impaurito quanto piuttosto curioso e infatti si è avvicinato, anzi mi ha appoggiato la fronte sulla gamba spingendo un po', è passato di lato e si strofinato mollemente, gli ho fatto un accenno di grattatina tra le orecchie
“ciao piccolo!”
ed preso a fare le fusa, poi si è girato ed è andato via.

Questa scena si è ripetuta spesso ultimamente, insomma, di fatto mi trovo questa gatta (ho scoperto che è femmina) sempre accanto, senza che io debba far nulla, sembra che senta la mia presenza e compare, non solo, mi ci sono così abituato che ho iniziato a sentire quando magari dietro di me arriva e si ferma ad osservarmi in attesa che io mi volti, lo faccio e allora si avvicina, si strofina un po’, fa le fusa, sta li, arriva quasi sempre alla stessa ora, a volte si annucia con un miagolio, sembra quasi che dica "ma ciaooo!" , è adorabile, così ne approfitto per fare una pausa caffè e fumarmi una sigaretta.

Immagino che la sua famiglia di giorno non sia in casa, arrivata una certa ora, di solito intorno alle sette di sera si allontana, ma qualche volta è rimasta fino a tardi o mi ha seguito nelle mie passeggiate.

Stiamo li e ci osserviamo silenziosi, oddio lei silenziosa, io oramai le parlo, le ho raccontato tutta la mia vita, e lei ascolta di buon grado, sembra anche interessata, quando c’è qualcosa che non le piace delle mie storie dei miei racconti, scuote la testa e fa dei suoni come un brontolio sordo.

Avevamo un cane, Apollo, un Dobermann di sangue purissimo, figlio di due campioni, straordinariamente bello, affettuoso, intelligente, ma pur sempre un cane, troppo dipendente da una mia carezza o da una parola dolce, un biscotto.

Mimi invece, (l’ho voluta chiamare così, suona bene) sembra non abbia bisogno di nulla, anche se quando a volte la mattina si presenta da me dopo una notte un po’ lunga e movimentata, con il pelo arruffato e l’espressione stanca capisco che è qui solo perché ha voglia di un po’ di tenerezza, ma mi fa piacere che abbia scelto me come amico.

Alla fine mi ci sono affezionato e tanto, era inevitabile.

Non è il mio gatto, sia chiaro, forse aveva un padroncino, e magari è scappata, uno di quei bambini che con gli animali ci giocano come fossero pupazzi fino a che non si stufano e li mollano, oppure di quelli che gli fanno gli scherzi, gli tirano i baffi, la coda, non so, fatto sta che era sempre qui con me.

Non è un gatto di razza, mi sembra un po’ meticcia, ma questo è bello, non ha l’alterigia del persiano o il distacco di un siamese, è un po’ tipo Gardfield, rossa, in salute, bellissima, esprime allegria, anche se non sempre, ma ci prova, almeno con me.


Piace a tutti, anche ai miei amici, solo qualcuno mi ha detto,

“fai comunque attenzione è pur sempre un felino”,

ed è vero, lo ammetto non mi sono mai fidato completamente, non ho mai cercato di accarezzarla o di giocarci, anche perché l’ultima volta che l’ho fatto con Pipirello il gatto di Bob, ho rimediato una zampata, che ci ha messo una settimana per guarire e anche lei mi ha fatto capire che posso arrivare solo fino a un certo punto.


Da un po’ di tempo purtroppo è meno assidua, ci vediamo meno spesso, del resto anche io ero sparito per un po', prima se io non c’ero mi faceva capire che era stata li, lasciandomi dei “regalini” sullo zerbino, una lucertola, degli uccellini, un topino di campagna.

 

Ora non succede più, qualche giorno fa ho provato a cercarla, ho fatto il giro di tutto l’isolato ma nulla, la chiamavo, anche perché sa riconoscere che quel nome è per lei, ma nulla.

 

Mi dovrò assentare un po’ e lei lo ha capito, è tornata una mattina facendomi le feste come se volesse ricordarmi che c’era, come se nulla fosse successo, ma poi è sparita di nuovo.

 

Forse si stava affezionando e ha temuto che questo amico pelato e senza artigli poteva comunque tenerla così stretta da toglierle l’aria, e per questo si fa vedere sempre meno, oppure sta esplorando altri giardini non so.

A dire il vero, mi sarebbe piaciuto regalarle uno di quei collari con la campanellina, un gioiellino che con il suo tintinnio mi avrebbe segnalato la sua presenza, ma non è il mio gatto, non lo posso fare.

Quando c’è, la sua presenza la sento comunque, quando mi osserva di soppiatto con due occhi meravigliosi verdi e marroni non so, un po’ socchiusi, senza un rumore, quando si avvicina silenziosa o si annuncia con un FRRRRRRR e una strusciatina sa che sono li che l’aspetto.

Adesso mi manca un po’, e ho sempre saputo che sarebbe stato così, io pure sono fatto a quel modo anche se a volte me ne dimentico.

Vado per la mia strada, non chiamo, sparisco, sto da solo, vado in spiaggia d’inverno quando non c’è nessuno, e poi magari per reazione mi stordisco nella folla delle discoteche, per poi ritornare il solitario che sono, come un felino.

Non potrei avere altro compagno che un gatto, meglio, una gatta.

Per questo mi piaceva, mi mancherà.



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lug232009

La più semplice

Published by bonebag at 12.11 under Donne

Al parco.

Seduti su una panchina lui legge "Il nome della Rosa".

Lei: Ma insomma di che parla questo libro?

Lui: Una indagine criminale, ambientatata in un monastero, risolta con il classico "rasoio di Ockham".

Lei: Cos'è?

Lui: Un postulato del metodo scientifico, afferma che date molte possibili spiegazioni di un fenomeno, solitamente la più semplice è quella giusta.

Lei: ?

Lui: Esempio: io e te siamo amici, e non ci ho mai provato, giusto? Forse è perchè semplicemente non mi piaci.

Lei: Ho capito.

Si alza: Allora è il caso che io vada, ciao stammi bene.

Lui (di sasso): Forse non era l'esempio giusto...

Lei: no no era giustissimo, addio.

E sparisce.

Lui (pensieroso): ecco, ovviamente ci sono delle eccezioni.

 

chiostro



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lug012009

La voliera

Published by bonebag at 0.54 under Me

ne ho pieni i coglioni degli uccellini che mi parlano alle spalle
- andate affaculo
- no, vai affaculo tu!
- andate affanculo voi, sacchi di merda perchè non venite a dirmele in faccia, di cosa avete paura?
- e voi, stronzi che sentite sputare sentenze false su questo e su quello, non avete le palle per difendere qualcuno, andate affanculo anche voi.
- in culo ai deficienti che non sanno accendere un pc e poi dicono che non funziona: e leggetevi quel cazzo di manuale.
- in culo a quelli che ti fanno i sorrisi e ti lusingano, perchè non hanno ancora imparato e sperano che tu faccia il lavoro per loro, e muovete quel culo cazzo.
- in culo a tutti quelli che non capisco un cazzo di computer hanno ho sentito dire che "questo antivirus è migliore di quello che usiamo noi" ma da chi cazzo l'hai sentito stronzo, pensa a lasciarmi fare il mio lavoro e non rompere i coglioni e chi l'avrebbe testato questo antivirus, tuo cugino?
- in culo quelli che cercano di vendermi braccialetti in piazza Duomo, mi vedi tutti giorni e ancora non mi riconosci, ma vaffanculo.
- in culo a quelli che si piazzano davanti alla porta della metro e non ti fanno scendere, ma razza di bifolchi da dove cazzo venite?
- in culo ai venditori di rose in Sempione, te l'ho detto mille volte che non vogliamo le tue rose del cazzo, dopo un giorno sono già secche.
- in culo agli scrocconi di sigarette ai navigli se non ci fossero i miei amici a fermarmi qualche volta ve le farei ingoiare le sigarette.
- in culo questi che si sentono dei padreterni, immaginifici progettisti del cazzo, e poi realizzano incubi di cemento, cosi siano le vostre case.
- no, no, in culo a te Mister Bonebag avresti dovuto svegliarti prima, avevi la possibilità di reagire e l'hai buttata via.

 

Edward Norton in La 25esima ora di Spyke Lee

Edward Norton nel film di Spike lee "la 25a ora" mi sono ispirato al suo celebre monologo

 



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giu052009

Telepatia

Published by bonebag at 12.29 under Donne

Camminiamo allegramente verso il parcheggio. È stata una bella serata, leggera; la chiusura perfetta di un giorno speciale, il mio quarantesimo compleanno. Parliamo dei nostri amici appena salutati e continuiamo a ridere e scherzare. Eccoci, sei arrivata, il tuo piccolo mostro meccanico ti aspetta dietro l’angolo, ed io devo lasciarti.

Ci abbracciamo, un bacio sulla guancia, poi un altro, le nostre labbra così vicine. Si sono già solo sfiorate altre volte, il cuore batte forte e tu mi stringi, ti poso un bacio sul collo e poi per un attimo i miei occhi affogano nel tuo sguardo, è un lampo che dura meno di un battito di ciglia: voglio baciarle quelle labbra, dopo potrei anche sparire, senza rimpianti.

Ma  una vibrazione nella tasca mi fa trasalire, un trillo flebile, un secondo, più forte. Hai capito subito chi mi chiamava, farfuglio un “devo andare, mi spiace”. Hai risposto  ”lo so. Non ti preoccupare.  A domani. Ciao”. Hai stretto la mia mano nel separarci, finché le nostre braccia non si sono tese, una catena che si spezzava, un velo un po’ triste sugli occhi, i miei.

Mi volto e accetto la chiamata, inizio a parlare come se fossi nastro, un risponditore automatico, in tutto due minuti di telefonata. Un tempismo perfetto, non c’è che dire, telepatia? Difficile dirlo…



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apr102009

Benvenuto

Published by bonebag at 1.48 under Donne | Me

bonebag, benvenuto

 

Venni, non vidi, persi.
Un'altra possibilità, non in replica.
Lascerò i miei sandali polverosi di strade sbagliate.
Tazza e bastone, li appoggerò sulla soglia.
Il mantello, non mi serve più.
Nudo a capo chino, mi siederò sui calcagni, i palmi sulle anche, in attesa.
Fra poco fioriranno i ciliegi.
Bianco abbagliante di primavera,
un solo giorno per un nuovo inizio.
Anzi, per un altro.
E respiro.



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