feb272010

Letto in una notte

Published by bonebag at 14.04 under Libri

"Ormai l'aveva imparato.
Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante. Era successo con Michela e poi con Alice e adesso di nuovo. Stavolta li  riconosceva: quei secondi erano lì e lui non si sarebbe più sbagliato."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un'amica mi ha prestato poche sere fa il bel libro di Paolo Giordano, avevo sonno ma come spesso mi accade ho fatto l'errore di iniziare a leggerlo. Al secondo capitolo un trillo mi ha interrotto, era lei la mia amica, su msn:

 

[..]
Io:  ho iniziato a leggere la solitudine dei numeri primi
Lei: ma non ti sta piacendo. Come mai?
Io:  ho una sensazione
Lei: ?
Io:  non ti so spiegare, una sensazione sui personaggi che ci sia qualcosa che mi darà fastidio
Io:  ma andrò avanti
Lei: ne ero quasi sicura
Io:  di cosa?
Lei: di questa reazione
Io:  perchè?
Lei: perchè incomincio a conoscerti
Io:  me lo hai prestato apposta? :)
Lei: in un certo senso sì
Lei: ma non sto facendo esperimenti sugli esseri umani
Io:  forse stai solo cercando di conoscermi meglio
Lei: forse sto solo cercado di farti conoscere meglio
[..]

 

Finita la chiaccherata ho ripreso a leggere e la mattina alle 6:47 ho finito. Mi è piaciuto, bella storia con un finale non scontato per un racconto, ma inevitabile per i protagonisti.

Ho odiato ed amato subito Alice e Mattia, c'è molto di me in entrambi e alcune delle loro vicende le ho vissute in maniera così simile da provare angoscia nel leggerle, è stato un piccolo trauma ma lo rifarei.

Come romanzo d'esordio è davvero notevole e ho una punta d'invidia e ammirazione per un ragazzo del 1982 che racconta due vite al limite con questa efficacia.

Non mi è piaciuto tantissimo il modo che ha di scrivere e descrivere, ognuno ha il suo stile, ma se ha ancora qualcosa da dire aspetto il secondo romanzo che sarà altrettanto bello, anzi di più.

Non è perfetto, ma sarebbe stato davvero chiedere troppo. Sicuramente però, almeno per me, questo è un libro che non si dimentica.



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nov262009

Radici e reduci

Published by bonebag at 3.03 under Libri

Scendo le scalette del palco e stringo tra le mani la mia copia di Bella gente d’Appennino, Giovanni Lindo Ferretti ha appena lasciato il suo autografo e sorrido visibilmente emozionato, appena dietro di me Antonello gli sta stringendo la mano, “resta sempre così” gli dice, Lindo fa un inchino, Antonello sorpreso e colpito dal gesto si emoziona, me lo dirà poco dopo, ma si si vedeva.

Non ci siamo detti che poche parole durante l’incontro, presi dalle parole di quest’uomo, magro, apparentemente fragile, dallo sguardo incessantemente mobile, dal sorriso semplice, di una semplicità che nasconde verità che spesso non vediamo, troppo attenti a cogliere tutte le sfumature della futilità.

Ha letto, Giovanni Lindo.

Dizione scandita, voce cristallina.

Due brani, lunghi e densi, prosa ritmica, pause essenziali, silenzi brevi.

Parole accolte non scelte, per essere ascoltate, cadenzate, cantate, come liturgia di lode, ringraziamento per una vita che è sempre dono anche quando è dolorosa, fede senza incertezze, forza nella speranza.

Una icona di sobrietà ascetica e quasi imbarazzante, unica concessione ad un passato oramai remoto gli anfibi, grossi, enormi per un uomo così minuto, pantaloni comodi e un maglione verde oliva che già conoscevo, visto tante volte addosso ai nostri pastori, e come loro, Giovanni Lindo ha il volto, i modi, l’indole, l’amore per i cavalli, l’essere schivo, di poche e misurate parole.


La dedica di GLF sulla mia copia del libro

Questa sera, come non mi accadeva da tempo, ho assaporato il potere taumaturgico della parola. Ho dimenticato certi miei affanni e ricordato cosa sono, ho ripensato alla mia terra, a come vede il proprio mondo chi torna dopo lunghe peregrinazioni, a come per un Sardo saper andare a cavallo fosse cosa scontata, e quanto nonostante l’età la mia educazione non sia ancora completa.


 

 

 

 

La Dedica



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nov112009

Cavallante Cristiano

Published by bonebag at 3.02 under Libri

glferretti“La vita è una gran cosa”, lo dice la Leò, mia anziana parente e vicina di casa. Ha lavorato sempre mai preteso niente, patita la fame e la miseria abbondante. Tolta la salute nessuna fortuna mai l’ha toccata mai, mai. “Ma se una volta morta Dio mi dicesse “Leò torna giù, ti tocca tutto quello che ti è toccato già” Si illuminano gli occhi, sorridono i pensieri nella mente “Ci direi sissignore, torno giù. Uguale! La vita è una gran cosa. Mi basta aprire gli occhi su un mattino di sole e poi, tutto, io lo rifarei.”

Ho appena finito di leggere questo libro: bello.

Ho sempre amato la poesia di Giovanni Lindo Ferretti fin dai tempi dei CCCP e in questo mio blog v’è traccia sovente delle sue parole, è un genio, vivente per giunta. Difficile catalogare o spiegare le emozioni che suscita la lettura di questo viaggio a ritroso verso la propria gente. Il recupero di radici che pur non avendo mai perso erano sepolte, come lui stesso dice: “Giovanotto sono stato succube e agente di una ideologia falsificante che estirpava in baldanzosa marcia ogni legame organico, pietas, liturgia vocazione e virtù ridotti a banalizzazione rancorosa e derisoria della propria storia […]

L’ho letto con piacere e lo rileggerò ancora, per due motivi: è un lettura ipnotica e musicale, l’italiano è usato con rispetto e maestria, senza indulgenze ne eccessi, parole che lette ad alta voce riempiono la bocca e scaldano il cuore e poi per questa dimensione intima, familiare e rurale che per quanto io sia in massima parte cittadino non può non ricordarmi voci e immagini, suoni e riti della mia infanzia. A chi sono piaciuti i CCCP prima e i CSI poi, potrà dispiacere la rinuncia al comunismo, potrà infastidire la venerazione per il Papa, la stima personale per Ratzinger, il culto della Madonna, io invito a leggerlo invece, chi ricorda tutto ciò che ha scritto GLF troverà un percorso coerente una ricerca di cui questo  libro potrebbe essere il punto di arrivo.



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