All’improvviso mi ritrovo seduto sul letto, sveglio. Il ventilatore mi gela il sudore addosso, mentre le palpebre incollate non riescono a schiudersi o non vogliono.
Il pavimento freddo, è spiacevole ma mi aiuta a riprendere coscienza e ora sento nitidamente il dolore dietro le spalle, trovo l’abat-jour con difficoltà e riesco a osservare allo specchio queste linee rosse, sono graffi profondi, che scendono sotto le scapole, sembrano cicatrici di un angelo a cui abbiano reciso le ali.
Sento ancora il tuo odore, butto l’occhio sul letto, ma è vuoto. Passo la lingua sul labbro inferiore poi lo tocco con due dita: è gonfio, sanguina e mi fa ancora male: eri qui. Non ho dimenticato il sapore della tua bocca.
Ho lividi dappertutto, sento ancora la stretta delle tue mani sulle mie braccia, sulla mia nuca, ricordo le tue pupille aprirsi, la tua voce alzarsi poi chiudersi e strozzarsi in un rantolo, la tua testa ricadere sul cuscino ed io su di te.
Nel buio lo specchio mi rimanda il tuo viso, mi volto ma è un’altra illusione, linee d’ombra alle mie spalle giocano con la mia immaginazione, dove sei?
Un’altra notte agitata, frammenti di un amore ruvido, e così è ricominciata la partita, okay, va bene anche questo, non ricordo più chi ha fatto la prima mossa, ma non c’è motivo di smettere.
Le immagini che la notte chiamiamo sogni, di giorno sono ossessioni, ma da tempo sono riuscito a imprigionarti nel buio, non esserne afflitta, non volermene, le mie notti sono spesso lunghe e senza sonno, e sei tu ora la mia compagna di giochi.

Nella foto Siuoxsie
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