gen312010

Lavinia

Published by bonebag at 18.39 under Donne

Lavinia è un'amica e un’artista, un’artista vera, ha lo studio vicino a Santa Marta dove realizza stupendi oggetti in ceramica. In realtà è anche Ingegnere Chimico, ma ha fatto il Liceo Artistico e adora modellare la creta. Questo però non le dà da mangiare e il suo principale lavoro è la consulenza: progetta composti ceramici per impieghi industriali, principalmente in campo motoristico. Quando vi affidate alle pastiglie freno della vostra moto, bé la vostra vita potrebbe dipendere dalla sua bravura…

L’ho chiamata qualche giorno fa, avevo bisogno di un consiglio e sono andato a trovarla; il suo laboratorio sembra il negozio di un fornaio in cui un pazzo ha fatto esplodere i sacchi della farina: una polvere sottilissima ricopre ogni cosa. Appoggio istintivamente un dito su una mensola e porto alle labbra il polpastrello imbiancato,

“Che fai?!  Smettila subito! Non si mangia!” mi grida

“Sì mamma! Cos’è ?” chiedo ridendo,

“Idrossisilicato di alluminio, la base delle mie ceramiche, vola dappertutto”

“Caolino insomma”

“Si, mi davo un tono” e ride “Ti mostro una cosa”  e mi porge un coffee mug in porcellana bianchissima, abbagliante.

“Sai, non è smaltata, è caolino puro e la filigrana che vedi in controluce è un monogramma in pasta vitrea annegata nell’impasto." Un oggetto semplice ma veramente bello.

“É la mia tazza per il caffè americano. Di cosa avevi bisogno?”

"Devo  fare un regalo speciale ad una mia amica, anche lei speciale, qualcosa che sappia di me e che le tenga vivo il ricordo se ci perderemo di vista"

“Una amica di letto?”

“Bè, come molte, ma lei è speciale, quasi quanto te” sorrido io, un po’ ruffiano.

“Bastardo... non provarci con me non attacca! Comunque so io cosa regalarle, ma ti costerà un po’ e visto che sei sempre un gran bugiardo pagamento anticipato, come si chiama la tua amica?”

“Il vero nome non è importante, Contessa può andare bene e pagamento solo alla consegna”

“Ok, il regalo glielo dai in mia presenza però, se no non se ne fa nulla” fa lei seria “E adesso vieni qui, che voglio un acconto…”

Le sue dita sganciano veloci la cintura del mio jeans, lo tira giù con foga, la osservo cingermi i fianchi mentre si abbassa su di me, i suoi pollici premono le mie creste iliache e quando afferro la sua treccia bionda, le sue unghie mi si conficcano nelle natiche. Saldare il conto sarà un piacere…

È passato un po’ di tempo, un decina di giorni, quando mi arriva un sms: “prepara tutto e chiama la tua Contessa che io ho finito”.

 

“Ok” rispondo e organizzo per una sera della settimana successiva a casa mia.

Contessa non è solo un'amica, è anche la mia compagna di giochi, di merende si potrebbe dire, ed è una che ama le sorprese, ci sguazza negli imprevisti. L’ho invitata con il richiamo di una sorpresa appunto, e quando è entrata a casa vedendo cappotto, guanti e foulard di Lavinia, mi ha guardato come un ghepardo affamato guarda un impala.

“Dov’è?"  mentre si guarda attorno e annusa l’aria.

“In bagno” dico io,

 

“L'hai portata per me vero? Sai che sei un tesoro?”

 

“Non immagini quanto...” e sorrido pensando che in realtà piuttosto che una gazzella, l’aspetta una leonessa.

Stasera cena jappo, la mia preferita e poi cucino io, un sushi decoroso, non bellissimo da vedere ma accettabile, e pesce comunque freschissimo, ottimo vino e altrettanto buona musica, loro due parlano e si studiano, mi guardano e si sorridono, io le osservo e ascolto.

Finito il Sake e riordinata la tavola ci spostiamo in soggiorno, Lavinia si allontana un attimo e quando torna si adagia sul divano accanto a Contessa, io mi verso un Lagavulin 16 anni in un thumb e metto acqua e ghiaccio in un bicchiere a parte.

“Sai Contessa,” esordisce Lavinia, “questa cena è per te, il nostro ospite mi ha commissionato un dono, e ho voluto fare una sorpresa anche a lui, non ti spiace se sono io il portagioie vero?” E la bacia sulla bocca.

Una intuizione che solo una donna poteva avere: Contessa in un attimo le sgancia il bottoncino dietro il collo e fa correre in basso la zip, Lavinia si alza lasciando andare giù il vestito e si abbandona nuovamente sul divano con addosso solo le calze, divaricando leggermente le gambe per mostrarle il dono. Contessa le accarezza lentamente il pizzo dell'autoreggente e si spinge su fino toccare l’oggetto, lo estrae. É un candido dildo in porcellana, così perfetto da sembrare vero: il cazzo di un angelo; ogni rilievo, ogni vena è perfettamente riprodotta. Lo avvicina all’abat jour, è lucente e traslucido, lo annusa come farebbe un felino e infine lo assaggia.

Si volta verso di me: "Ma è il tuo!"

Sorrido mentre Lavinia china su di me controlla di aver fatto un buon lavoro, si ferma un attimo e rivolta a Contessa le fa: “Due come noi era l’unico modo che aveva per averci insieme”.

 

 

 

Ecco qualcosa di simile, lo trovate qui 



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