apr042009

L'ultimo dei boy-scout

Published by root at 10.17 under Storie

Tlac!

Non mi volto, conosco questo suono, l’ho sentito altre volte, è il carrello di una beretta 9 mm, fa un  certo effetto sentirlo alle spalle, ho un brivido.

“Bene!”

È una voce tremula e un po’ rauca questa che mi urla da dietro. Merda.

A questa distanza posso considerarmi già morto, tutto in poco meno di un centesimo di secondo, non sentirei nemmeno il rumore dello sparo.

“vediamo un po’ chi c’è qua”

È proprio una voce fastidiosa, irritante direi.

“ Tu stronzo! Si, dico a te, voltati, fammi vedere un po’ la tua faccia di merda!”

Azz! ce l’ha proprio con me, pessima giornata oggi, avrei fatto bene ad andare in ufficio, altroché! Mi volto.

“Lentamente girati.. lentamente”

Questo coglione non è solo cornuto, è pericoloso, ha visto troppi telefilm americani: lo assecondo.

Se non fosse che ho troppo rispetto per me stesso, mi sarei gettato a terra nudo come un verme, implorando pietà, ma oggi è davvero una pessima giornata, non sono dell’umore adatto e mi alzo in piedi tranquillo, senza fiatare, ed allora che la vedo bene.

È più basso di me, di un palmo direi, pochi capelli, meno di me insomma, rosso in viso, sudato, grassoccio, in un’altra situazione mi farebbe ridere. Ora no.

Ed è pure un guardone, ha aspettato che gli riempissi la moglie prima di fiatare, ed ora sono qui in piedi davanti a lui che gocciolo sul suo tappeto; visto che ha aspettato tanto sto cornuto poteva almeno avere la decenza di aspettare che lei mi ripulisse.

Mi soffermo sull’arma, riesco a sentire il suo odore, sa di olio detergente, è nuova, ancora opaca, di un nero che solo oggetti come questo possono avere,  ne sono ipnotizzato, ma non ho paura.

Strano, perché dovrei averne invece: lui ha le narici dilatate, occhi liquidi e irrequieti che mi fissano poi tornano sul letto, poi mi fissano ancora, il respiro irregolare.

Intanto penso che è proprio un inetto, la impugna a due mani ma la stringe troppo, trema, una mano stretta sull’altra quasi come se l’arma potesse fuggire.

Sono solo a tre metri da lui, ma potrebbe mancarmi o peggio ferirmi, non mira al corpo, me la punta proprio in faccia: è un errore, due colpi al torace in rapida successione e il 9 mm arresta qualunque velleità di fuga o di reazione, è semplicemente devastante, la blindatura frantumandosi contro le costole dissemina  frammenti nella gabbia toracica, la morte per arresto cardiocircolatorio conseguente alla massiccia perdita di sangue sopraggiunge rapidamente, se poi un frammento raggiunge il cuore, be… è chiaro no?

 

E invece questo stronzo vuole ferirmi, magari lasciarmi a vegetare in qualche immonda corsia d’ospedale, per anni, con mezzo cervello incrostato sulla testiera del letto.

Devo fare qualcosa.

Mi sposto leggermente alla mia sinistra, lentamente, come un geco che si avvicina a una falena, lui è destrorso: è svantaggiato nella rotazione con l’arma, e mi segue con un leggero ritardo; e poi così gli mostro il suo letto e il contenuto, i suoi occhi continuano a muoversi da destra a sinistra e viceversa ma il tragitto diventa sempre più lungo: guadagno tempo.

Lei nuda sul letto, con il lenzuolo stretto tra le mani e che le copre quasi gli occhi, non fiata.

“non urli più eh zoccola!come’è che dicevi? Sfondami, prendimi, fammi gridare? ”

Sto iniziando ad odiare quella voce, mi urta, sembra una checca isterica, lo prenderei a calci nelle palle.

In verità, sorrido tra me e me,  l’ho già fatto, stamattina, che sia per questo che è così alterato?

Anche lei poi, ma che avrà da coprirsi, che io sappia le lenzuola non hanno mai fermato le pallottole, e poi, come se non l’avessimo mai vista nuda, suvvia!

Deglutisce, e tira su col naso, lacrime suppongo, ha paura e si vede, ma soprattutto è stupita, allora lui sapeva? E da quanto, e soprattutto come aveva fatto a scoprirla?

“Caro …”

balbetta

“ Vedi … io, si insomma …”

Patetica, che cazzo vuoi spiegare che non sia già chiarissimo? abbi un po’ di dignità, ribellati e sai bene perché dovresti farlo, ma no: lei balbetta.

Che situazione di merda, tra l’altro devo anche pisciare e il pavimento freddo non aiuta.

Il tempo è sospeso, sono in attesa di qualcosa di definitivo e continuo a guardare la bocca della 9 mm, il suo  nervosismo aumenta man mano che questa puttana singhiozza, ma io, impercettibilmente continuo a muovermi.

Non che ci si sia molto spazio dove spostarmi, ma intanto ho separato il bersaglio in due, questo mi fa guadagnare tempo, e poi lui ora è concentrato su quel pianto isterico.

 

Maledizione, ogni volta che qualcuno si butta sotto il metrò la città impazzisce, questo disgraziato stava andando al lavoro tranquillo e se ne starebbe stato via tutto il giorno se non fosse stato per uno stronzo suicida che ha bloccato la linea rossa, e invece ora è qui, incazzato come una vipera a cui hanno sollevato il sasso.

 

Sfortunatamente, stavolta il sasso l’ho sollevato io.

Piccola parentesi:

Era un po’ di tempo che mi sentivo irrequieto, la palestra non mi scaricava abbastanza e le mie varie amiche sparse su e giù per la città avevano i loro cazzi a cui badare, non ho mai preteso di essere il loro unico giocattolo ed il caso ha voluto che questa settimana tra impegni, bambini, altri uomini e attività varie sia rimasto solo, o quasi.

In panchina però c’era Rossella, anche lei conosciuta sul sito, pensare che all’inizio non l’avevo notata: un profilo standard senza foto, poche parole per giustificare una presenza scontata, il nome poi, scarlett76, poca fantasia, decisamente.

L’avevo contattata per dovere istituzionale direi, non sparo nel mucchio beninteso, ma avevo capito che abitava in zona e come diceva il vecchio Max “te la devi trovare entro i due km da casa tua, se è nello stesso isolato è meglio”.

Personalmente non sono del tutto d’accordo, specie se lei è sposata, ma riconosco che operativamente ha un senso.

Diceva nel il suo profilo, “ho voglia di trasgredire, di fare cose che non ho mai fatto” e dichiarava di cercare un uomo o una coppia per sesso o relazione discreta, riguardo ad impegni sentimentali preferiva non dire: impegnata insomma.

Fatti due conti poteva essere una buona candidata da sottoporre a Monica, l’amica sposata con cui dividevo le mie conquiste.

Rossella era sposata da tre anni, senza figli, trasferita qui da un paesino del Piemonte, insegnante elementare fino al matrimonio, poi il buio di una casa silenziosa e il freddo di un marito pendolare, unica amica, una gatta.

Ironia della sorte fu il marito ad innescare la miccia del tradimento, una bella miccia in fibra ottica, che gli ha portato in casa telefono, tv, internet tutto insieme, corna comprese.

Le ho scritto, una mail tranquilla, senza accenti boccacceschi, un po’ venata di (falsa) solitudine, un classico.

Non parlo mai di sesso alla prima mail, di solito è controproducente, una mail ben scritta inizia sempre con un saluto diretto, un semplice ciao seguito dal nick va bene, e poi un accenno a qualcosa che richiama il suo profilo, è utile far capire che l’ho letto, che non è un copia incolla. Allo stesso modo, l’oggetto della mail deve essere intrigante, un po’ sfacciato, ma non troppo e riprendere i temi del profilo; in fondo è la nostra rottura del ghiaccio. Devi apparire sicuro, forte ma non aggressivo e rispecchiare il tono e le sfumature del suo profilo, insomma ti devi sintonizzare sulla sua modalità di comunicazione: mirroring allo stato puro.

E alla fine una o due domande, discrete, non invasive e a risposta aperta, lei deve pur scrivere qualcosa, servirà per la seconda mail che è quella decisiva, con la richiesta di appuntamento.

Era simpatica ma triste, almeno sembrava, stava un po’ sulle sue, ma sentivo che era una gran bugiarda, sapeva benissimo come funziona, teneva un profilo basso dopo aver scoperto che anche il suo maritino ha degli svaghi virtuali, e voleva evitare un incontro imbarazzante.

Volevo conoscerla meglio, e ci siamo scambiati il contatto MSN, così siamo entrati in confidenza, qualche sessione in cam e dopo un paio di giorni avevo il suo telefono.

Non è male anzi, decisamente ben messa “a Monica piacerà” pensavo.

L’accordo è che le presento solo tipe sicure, con cui sono già stato, abitiamo lontani e non è facile incontrarci, ha una famiglia a cui badare ed è prudente, non ci incontriamo mai direttamente, la metto in contatto con le mie amiche e lei le usa come stratagemma per uscire di casa, a volte prendono il the, e il marito è tranquillo, le trova simpatiche.

Ogni tanto qualcuna me la passa lei, ma quando vogliamo davvero divertirci ci piace cacciare assieme, siamo una bella squadra, abbiamo creato un profilo apposta, molto carino, dovreste vederlo.

Chiusa parentesi.

 

Il tizio qua, (non so nemmeno come si chiama) è sempre più nervoso, si sente a disagio, non sa che dire, nemmeno io, la vedo brutta, immagino già i titoli di giornali che non potrò leggere: marito geloso uccide moglie e amante, li scopre nel suo letto e li uccide e roba del genere, d’un tratto la svolta.

 

Lei si gira di colpo verso la porta sgranando gli occhi e lui istintivamente fa altrettanto, cercando di capire che succede, è il mio momento: ora o mai più, mi butto su di lui afferrandogli il polso a due mani, quasi gli spezzo il braccio e la pistola cade a terra, Rossella che non crede ai suoi occhi gli si getta sopra e la raccoglie, tutto accade in un attimo, mentre il marito ancora non capisce che succede lei gli si avventa contro e lo colpisce in piena faccia con il calcio della pistola e continua a colpire non si ferma, sembra impazzita, lui si accascia svenuto, la spingo sul letto e per precauzione raccolto da terra un collant lego i polsi del cornuto pistolero, ben stretti, un bel sospiro di sollievo e mi siedo per terra un attimo.

“Che ne facciamo?” mi dice lei mentre seduta sul letto gli punta la pistola con sguardo feroce.

“Come che ne facciamo? Nulla, metti via la pistola in cassaforte, lo lasci un po’ a sbollire e poi vi chiarite, io mi vesto e me ne vado, non mi piacciono queste storie e poi sai com’è tra moglie e marito …”“Eh no! Non te ne puoi andare così!”

“Eh si, invece!” e intanto continuavo a vestirmi.

“Voglio dargli una lezione!”

“Direi che quella che ha avuto si piuttosto dura, non credi?”

“Ti faccio vedere io cos’è duro” si alza di scatto e apre l’armadio, sento un click e quando si volta capisco cos’ha in mente, ha in mano uno strap-on di grossa taglia, saranno almeno venticinque centimetri di gomma fissati a robuste cinghie di pelle nera.

“No guarda, non ci siamo, io me ne vado” infilo gli stivali e mi avvio, la gatta che involontariamente aveva ribaltato la situazione era ancora li sulla porta, che osservava curiosa.

“Aspetta! Dammi una mano a metterlo sul letto almeno”

Mi fermo un attimo, e ci penso: in fondo questo tizio voleva impallinarmi, ed io sono allergico al piombo caldo, e poi, non si nega un po’ di aiuto ad una bella donna, in fondo sono un romantico: lo spoglio e lo sistemo sul letto a pancia in giù, le mani legate alla testiera con il collant mentre Rossella gli divarica le gambe e le lega.

Infilo il giubbotto Arlen Ness, e i miei fidi Juliet polarizzati  e vado via senza voltarmi, vedo Rossella riflessa nello specchio che indossa quel coso, fa una certa impressione, prendo il casco, esco.

Seminascosta, in una via laterale Charlize mi aspetta, salgo in sella, giro la chiave, tolgo il cavalletto e premo il pulsante di start, sorrido.

Mi faccio coccolare per un paio di secondi dal borbottio cavernoso dei due Termignoni, tiro la leva della frizione, innesto la prima e parto, breve monoruota fino al semaforo, è giallo, ma mi fermo lo stesso: una vecchietta ha iniziato ad attraversare e me la trovo proprio davanti, pinzata morbida e la lascio passare.

Si volta verso di  me, sorride e ringrazia.

Sono proprio un boy-scout.



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