mar122010

Magda

Published by bonebag at 1.01 under Storie

Magda è soprappensiero mentre appoggia il piede destro, sì quello malandato, sulla striscia bianca dell’attraversamento pedonale.

“Ultimamente le cose non vanno bene, no, non vanno proprio bene”  pensa un po’ affannata mentre scuote la testa. La gamba dell’incidente ha ripreso a fare male e la caviglia si è nuovamente gonfiata, ad ogni passo ha come la sensazione che finirà per terra, tirandosi dietro il carrellino con la spesa appena fatta.

Magda ripensa a Teresa, la sua vicina; usciva dall’ufficio postale di Via Andrea Doria e quando stava per attraversare Corso Buenos Aires un ragazzo l’ha strattonata e si è portato via la sua borsa. Per fortuna la pensione no, non c’era, Teresa aveva infilato i soldi nel cappotto, ma cadendo si è rotta un polso ed ha battuto il viso sull’asfalto, un paio di svenimenti ieri hanno fatto temere qualcosa di peggio ma grazie al Cielo è solo l’effetto dello spavento.

Magda sa che in realtà anche il suo incidente era stato un tentativo di scippo, ma non ha detto nulla, non voleva che Silvia, sua figlia si spaventasse. Questa sera Silvia le lascia Matteo, lo porta a casa dall’asilo e lo parcheggia dalla nonna ogni lunedì: da quando ha iniziato a vedersi con un nuovo amico il lunedì è serata di cinema. Non vuole bruciare le tappe e per ora una sera al cinema o una pizza possono andare bene. Certo, si sono visti anche in un motel un paio di volte, ma per ora di entrare a casa non si parla e lui sembra accettare la cosa senza storie, anzi ne sembra contento.

Magda sente appena il suono della moto che le sta per arrivare addosso, ha attraversato che era ancora rosso e non ha fatto caso, immersa com’è in pensieri poco allegri, che arrivava qualcuno  così di fretta.  La moto si ferma, una frenata decisa ma morbida, vede il faro abbassarsi un po’ e quasi rimbalzare  verso l‘alto quando la ruota è li bloccata a un metro da lei, lo intuisce, lo vede con la coda dell’occhio.

Magda solleva lo sguardo innanzi a se, il semaforo è ancora rosso, le viene un brivido, si volta verso il motociclista e lo osserva per pochi secondi lasciandogli un sorriso un po’ imbarazzato, come chi sa di aver fatto una fesseria e un grazie sottovoce, come chi sa di averla scampata per un pelo. Gli occhi dell’uomo si illuminano un attimo, Magda non vede il volto coperto dal casco, ma vede quegli occhi che le sorridono, come se avessero capito che con tutti i pensieri che può avere una nonna a volte finisce per dimenticare se stessa.

Magda riprende a camminare, intanto scatta il verde e mentre raggiunge la sicurezza del marciapiede. Un curioso rumore come di ferraglia risuona alle sue spalle ed un borbottio basso e cupo in attesa, poi d’improvviso il frin frin cessa e si sente il rombo del motore che copre ogni cosa, lo osserva ancora per un attimo mentre si allontana e sprofondando la testa tra le spalle, con lo sguardo basso gira l’angolo e raggiunge il portone di casa.

Magda entra, chiude diligentemente la porta, dà un secondo giro di chiave e la lascia nella toppa:

"non si sa mai"

ripete sempre dal giorno dell’incidente. Sua figlia non vuole che lei si chiuda dentro in quel modo, se le succedesse qualcosa bisognerebbe chiamare i pompieri, ma lei non sente ragioni . Dal portoncino del piano rialzato dove abitano Rossella la giovane professoressa sua vicina si sente un po’ di trambusto e delle urla,

“strano” pensa “è la prima volta che li sento litigare”.

Magda estrae dal trolley il portafoglio, lo apre un attimo per controllare che ci sia tutto, oggi ha usato i soldi della social card, praticamente tutti, rigira tra le dita quel pezzo di plastica e d’istinto solleva lo sguardo verso la credenza, c’è una foto, una vecchia foto dai Salesiani a Sant’Ambrogio, un foto della prima liceo.

"Quanto tempo è passato!" sospira pensando a quanto a volte sia difficile riconoscere le persone dopo tanti anni. C’è un ragazzo nella foto, sta in piedi accanto a lei e sorride mentre fa le corna al ragazzo che posa davanti a lui. Certo che ne ha fatto di strada da allora e ricorda per una attimo di averlo visto da poco in una foto simile con tutti i grandi capi di stato e lui, che anche li sorride e fa le corna a qualcuno.

“Ma alla fine hai pensato anche noi” continua a ripetersi, “certo quaranta euro al mese non sono tanti, ci faccio una spesa, ma è il gesto che conta, il gesto…”

Magda si ricorda allora che deve fare una cosa, è importante, ha preso un appuntamento per una visita specialistica: una scintigrafia miocardica, le hanno riscontrato una piccola alterazione alla valvola mitralica e c’è una lista d’attesa: quattro mesi, quindi meglio segnarlo sul calendario, la memoria non è più quella di un tempo.

Una mattina, sono passati due mesi e mezzo da quando Magda ha segnato quell’appuntamento susl calendario, squilla il telefono, risponde Silvia,

“Buongiorno chiamo dal reparto di Cardiologia e Emodinamica vorrei parlare con la signora Magda”

“Può dire a me sono la figlia”

“è per la scintigrafia, si è liberato un posto ed il professore dice che la possiamo anticipare alla settimana prossima, martedì alle 11”

“La ringrazio, ma non c’è più bisogno, mia madre è mancata la settimana scorsa”

e riattacca. Una lacrima, più di rabbia che di dolore si spiaccica sul pavimento.

 

Al funerale c’erano molti ex compagni di classe ma lui il ragazzo con il sorriso non c’era, ha mandato un biglietto però, e delle rose.

Silvia cortesemente ha risposto e ringraziato. La vita va avanti, nonostante tutto.



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Commenti

13/04/2010 16.19.26 #

L.

Nel mio cammino,
Stanca morta
Mi sono seduta
All'ombra di un albero verde
Immersa nei miei pensieri
Vestita in bianco-celeste
Il colore del cielo
In attesa
Sognando l'Amore.
Ho incontrato una stella
Estratta dal mare,
Il battezzattorio del dolore.
Non avevo sentito rumori
Non mi ero accorta
Dal suo arrivo gentile.
In silenzio.
Mi aveva raggiunta
E mi ha sorriso.
Sanguinavano ancora
le sue ferite.
Le ho sfiorate,
Un'accarezza di tenerezza,
Una lacrima si è spuntata
E si è rotolata sul suo viso
Come una stilla rugiada.
Ti sono venuto vicino
Perché tu possa ascoltarmi
Mi ha sussurrato.
Già lo sapeva che
La vita mi aveva imparato,
Cosa significa il dolore,
Con le mille sue forme.
Prima di lei avevo vissuto...
La mia prova dell'esistenza...
Ma ero ancora capace
Di sognare in attesa.
Una lacrima si è rotolata
Anche sul mio viso
E gli ho risposto
Con un mio sorriso

En chemin,
épuisée,
je me suis assise,
plongée dans mes pensées,
à l'ombre d'un arbre vert,
sous un ciel habillé
de blanc et de bleu,
dans l'attente,
en rêvant d'amour.
J'ai rencontré une étoile
surgie de l'océan
qui baptise la douleur.
Je n'avais rien entendu,
je ne m'étais pas aperçue
de son arrivée en douceur,
en silence.
Elle s'est posée à côté de moi
et m'a souri.
Du sang coulait
de ses blessures.
Je l'ai effleurée
d'une tendre caresse,
une larme a jailli
comme une goutte de rosée
et a roulé sur sa joue.
"Je suis venue près de toi
pour te parler..."
m'a-t-elle murmuré.
Mais oui, elle savait
que la vie m'avait appris
ce que signifie la douleur,
sous ses multiples visages.
Avant elle, j'avais vécu...
ma preuve de l'existence...
mais j'étais encore capable
de rêver dans l'attente.
Une larme a roulé
sur mon visage
et je lui ai répondu
par un sourire.

L. Svizzera | Rispondi

13/04/2010 16.56.08 #

bonebag

Grazie, è bellissima.
Leggera come un sussurro, fresca come l'acqua delle montagne.
Come un fiocco di neve...

bonebag Italia | Rispondi

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