Magda è soprappensiero mentre appoggia il piede destro, sì quello malandato, sulla striscia bianca dell’attraversamento pedonale.
“Ultimamente le cose non vanno bene, no, non vanno proprio bene” pensa un po’ affannata mentre scuote la testa. La gamba dell’incidente ha ripreso a fare male e la caviglia si è nuovamente gonfiata, ad ogni passo ha come la sensazione che finirà per terra, tirandosi dietro il carrellino con la spesa appena fatta.
Magda ripensa a Teresa, la sua vicina; usciva dall’ufficio postale di Via Andrea Doria e quando stava per attraversare Corso Buenos Aires un ragazzo l’ha strattonata e si è portato via la sua borsa. Per fortuna la pensione no, non c’era, Teresa aveva infilato i soldi nel cappotto, ma cadendo si è rotta un polso ed ha battuto il viso sull’asfalto, un paio di svenimenti ieri hanno fatto temere qualcosa di peggio ma grazie al Cielo è solo l’effetto dello spavento.
Magda sa che in realtà anche il suo incidente era stato un tentativo di scippo, ma non ha detto nulla, non voleva che Silvia, sua figlia si spaventasse. Questa sera Silvia le lascia Matteo, lo porta a casa dall’asilo e lo parcheggia dalla nonna ogni lunedì: da quando ha iniziato a vedersi con un nuovo amico il lunedì è serata di cinema. Non vuole bruciare le tappe e per ora una sera al cinema o una pizza possono andare bene. Certo, si sono visti anche in un motel un paio di volte, ma per ora di entrare a casa non si parla e lui sembra accettare la cosa senza storie, anzi ne sembra contento.
Magda sente appena il suono della moto che le sta per arrivare addosso, ha attraversato che era ancora rosso e non ha fatto caso, immersa com’è in pensieri poco allegri, che arrivava qualcuno così di fretta. La moto si ferma, una frenata decisa ma morbida, vede il faro abbassarsi un po’ e quasi rimbalzare verso l‘alto quando la ruota è li bloccata a un metro da lei, lo intuisce, lo vede con la coda dell’occhio.
Magda solleva lo sguardo innanzi a se, il semaforo è ancora rosso, le viene un brivido, si volta verso il motociclista e lo osserva per pochi secondi lasciandogli un sorriso un po’ imbarazzato, come chi sa di aver fatto una fesseria e un grazie sottovoce, come chi sa di averla scampata per un pelo. Gli occhi dell’uomo si illuminano un attimo, Magda non vede il volto coperto dal casco, ma vede quegli occhi che le sorridono, come se avessero capito che con tutti i pensieri che può avere una nonna a volte finisce per dimenticare se stessa.
Magda riprende a camminare, intanto scatta il verde e mentre raggiunge la sicurezza del marciapiede. Un curioso rumore come di ferraglia risuona alle sue spalle ed un borbottio basso e cupo in attesa, poi d’improvviso il frin frin cessa e si sente il rombo del motore che copre ogni cosa, lo osserva ancora per un attimo mentre si allontana e sprofondando la testa tra le spalle, con lo sguardo basso gira l’angolo e raggiunge il portone di casa.
Magda entra, chiude diligentemente la porta, dà un secondo giro di chiave e la lascia nella toppa:
"non si sa mai"
ripete sempre dal giorno dell’incidente. Sua figlia non vuole che lei si chiuda dentro in quel modo, se le succedesse qualcosa bisognerebbe chiamare i pompieri, ma lei non sente ragioni . Dal portoncino del piano rialzato dove abitano Rossella la giovane professoressa sua vicina si sente un po’ di trambusto e delle urla,
“strano” pensa “è la prima volta che li sento litigare”.
Magda estrae dal trolley il portafoglio, lo apre un attimo per controllare che ci sia tutto, oggi ha usato i soldi della social card, praticamente tutti, rigira tra le dita quel pezzo di plastica e d’istinto solleva lo sguardo verso la credenza, c’è una foto, una vecchia foto dai Salesiani a Sant’Ambrogio, un foto della prima liceo.
"Quanto tempo è passato!" sospira pensando a quanto a volte sia difficile riconoscere le persone dopo tanti anni. C’è un ragazzo nella foto, sta in piedi accanto a lei e sorride mentre fa le corna al ragazzo che posa davanti a lui. Certo che ne ha fatto di strada da allora e ricorda per una attimo di averlo visto da poco in una foto simile con tutti i grandi capi di stato e lui, che anche li sorride e fa le corna a qualcuno.
“Ma alla fine hai pensato anche noi” continua a ripetersi, “certo quaranta euro al mese non sono tanti, ci faccio una spesa, ma è il gesto che conta, il gesto…”
Magda si ricorda allora che deve fare una cosa, è importante, ha preso un appuntamento per una visita specialistica: una scintigrafia miocardica, le hanno riscontrato una piccola alterazione alla valvola mitralica e c’è una lista d’attesa: quattro mesi, quindi meglio segnarlo sul calendario, la memoria non è più quella di un tempo.
Una mattina, sono passati due mesi e mezzo da quando Magda ha segnato quell’appuntamento susl calendario, squilla il telefono, risponde Silvia,
“Buongiorno chiamo dal reparto di Cardiologia e Emodinamica vorrei parlare con la signora Magda”
“Può dire a me sono la figlia”
“è per la scintigrafia, si è liberato un posto ed il professore dice che la possiamo anticipare alla settimana prossima, martedì alle 11”
“La ringrazio, ma non c’è più bisogno, mia madre è mancata la settimana scorsa”
e riattacca. Una lacrima, più di rabbia che di dolore si spiaccica sul pavimento.
Al funerale c’erano molti ex compagni di classe ma lui il ragazzo con il sorriso non c’era, ha mandato un biglietto però, e delle rose.
Silvia cortesemente ha risposto e ringraziato. La vita va avanti, nonostante tutto.
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