In auto verso Milano dopo una assenza di alcune settimane: torno a casa.
Quasi sovrappensiero osservo i campi innevati nel pavese, l’autostrada non è eccessivamente trafficata e guido in relax. A pochi km dall’arrivo mi sveglia il cartello di una stazione di servizio e mi sembra che mi ricordi qualcosa, qualche minuto dopo ecco il sovrappasso che attraversa l’autostrada e con la coda dell’occhio individuo l'Autogrill: Località Cantalupa. Zittisco la radio e ascolto.
Ma non succede nulla.
Sento solo il rumore del vento dal finestrino aperto. Sono uno sciocco, per un attimo ho pensato, sperato, di sentire qualcosa che ho immaginato molte volte.
Torno indietro a qualche mese fa quando per una strana coincidenza mi sono imbattuto in una persona a cui ho tenuto molto, e che non sarebbe dovuta essere in quella parte della città quel giorno a quell’ora.
Ricordo il mio l’imbarazzo, la voglia di sparire, l’impossibilità di parlare con lei di qualunque cosa che fosse appena più che banale. Eppure, ci siamo seduti allo stesso tavolo, uno di fronte all’altra e alla fine abbiamo parlato, piano piano le parole sono uscite fuori e per un attimo sembrava che fossimo di nuovo vicini.
Tra le tante cose mi raccontò cosa fosse quell’urlo. E credevo di aver capito, ma invece no, non potevo capire e non potrò. Perché io non mi so ascoltare. È dentro di me ma non esce, è come strozzato.
Scivolo sulla superficie delle cose, specie le mie, e non mi soffermo, sono disponibile con gli altri per non esserlo con me stesso. Ho allontanato molte persone a cui tenevo perché forse erano troppo vicine e ho paura che mi stia accadendo di nuovo.
Così per sfogarmi scrivo, sperando di canalizzare in qualche modo un forza dentro di me che invece vorrebbe distruggere tutto, e fare cenere di ciò che mi circonda, perchè un urlo non mi basta, non riesco proprio a sentirlo.

La locandina di The Wall dei Pink Floyd
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